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Edvard Munch - L'uomo che dipinse il dramma interiore

Edvard Munch autoritratto
Edvard Munch nacque a Loten, in Norvegia, il 12 dicembre del 1863 ed è da considerarsi uno dei pittori espressionisti moderni più facoltosi.

La sua passione per l'arte emerse subito, infatti a soli sette anni cominciò a raffigurare nei suoi quadri tutte le persone che incontrava per strada, soprattutto ciechi, e imprimeva nella tela i loro goffi movimenti in maniera molto realistica.
L'arte di Munch è accompagnata da un trasporto emotivo molto grande, che lui esprime con tinte forti, tratti marcati e sagome deformi. Emozioni per lo più tristi come l'angoscia, la malinconia, il terrore e la solitudine.
Tutto questo perché la stessa sua vita fu caratterizzata da eventi molto spiacevoli, soprattutto molti lutti.
Come la morte della madre quando lui aveva solo cinque anni, la morte della sorella prediletta (dopo questo evento dipingerà nel 1885, infatti, “La fanciulla malata”).
Questi eventi sconvolgeranno anche la vita del padre di Munch che cadrà in uno stato di depressione.
L'amore per l'arte, però, lo spingerà a reagire e a voler andare nella culla dell'impressionismo, ovvero Parigi, dove esporrà in molte gallerie i suoi quadri che se, da un lato, attireranno molti giovani artisti dall'altro, come avverrà in una mostra a Berlino, causeranno aspre critiche.
Tanto che il giovane pittore sarà costretto a sospenderla.

Nel suo secondo e fondamentale soggiorno a Parigi, tra il 1889 e il 1892, avrà occasione di ammirare le opere di Van Gogh, Monet, Seurat e altri “grandi” della pittura.
Nel 1893 il suo estro esploderà ai massimi termini con “ Il grido” col quale, attraverso i colori, esprimerà l'angoscia di vivere e il terrore negli occhi del soggetto dipinto.
Questa tela è tutt'oggi considerata, all'unanimità, il manifesto dell'espressionismo.
In relazione a questo capolavoro possiamo fare riferimento ad una citazione molto toccante dell'artista: « Seguivo la strada con due amici; il sole tramontò, il cielo divenne color rosso sangue, provai un soffio di malinconia. Mi fermai, mi appoggiai alla staccionata, stanchissimo; sopra la città e sul fiordo color blu nerastro planavano nuvole come sangue e lingue di fuoco; i miei amici continuarono il loro cammino, mentre io indugiai tremando d'angoscia. Mi sembrava di ascoltare il grido immenso e infinito della natura.»
La fama raggiunta, però, non impedì a Munch di cadere nel vortice dell'alcool. Il tutto aggravato  anche dalla comparsa, nel 1908, di disturbi psichici che lo costringeranno al ricovero in una clinica specialistica, da cui dopo otto mesi ne uscirà guarito.
Dopo questa rinascita tornò a vivere ad Oslo, in Norvegia, da cui non si mosse più.

Gli eventi drammatici però non lo abbandonarono neanche nella vecchiaia, infatti cominciò a perdere l'uso della vista e nel 1930 era ormai totalmente cieco.
Inoltre subì un duro colpo alla sua arte da parte del regime nazista che, nel 1937, censurerà ben ottantadue opere considerandole “arte degenerata” e togliendole da tutti i musei tedeschi.
Edvard Munch morirà nel 1944 a Oslo lasciando tutte le sue creazioni alla città che, nel centenario della sua nascita, darà vita al museo a lui dedicato,  il “Munch Museet”.

Oggi Munch viene riconosciuto tra i massimi esponenti dell'arte moderna. Con la sua arte ha palesato il disagio esistenziale dell'uomo e il suo logorio interiore, ma senza la paura di essere giudicato.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  E. F.
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La fanciulla malata di Edvard Munch
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                      Il grido
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